Come nasce Vite in autostop

Dalla Biblioteca vivente a Vite in autostop

Come nasce Vite in autostop

 

Fin dalla sua genesi, Sconfinando ha prestato grande attenzione alla valorizzazione del patrimonio immateriale delle storie di vita, attraverso l’attivazione di percorsi formativi volti a conoscere, raccogliere e trasmettere le storie di comunità.
Negli ultimi anni, questo interesse si è ulteriormente sviluppato mediante la creazione di un progetto chiamato Biblioteca Vivente, promosso in collaborazione con alcune biblioteche del territorio fiorentino. Il format inizialmente proposto traeva spunto da quello della Human Library che, adoperando la metafora del prestito bibliotecario, raccoglie storie autobiografiche in un catalogo di “libri viventi”, persone che narrano la propria storia.

Gli utenti delle biblioteche quindi in occasione di appuntamenti stabiliti, possono scegliere uno o più titoli disponibili nel catalogo e ascoltare per un tempo limitato, generalmente di 30 minuti, una storia di vita narrata dal suo autore, nonché protagonista. L’incontro tra Lettore (uditore) e Libo Vivente (autore-narratore) avviene in modalità uno a uno, in un setting semplice (intorno ad un tavolo, su un divanetto, ecc) tale da favorire l’instaurarsi di un rapporto intimo tra narratore e uditore limitatamente al tempo del loro confronto.

Col passare del tempo si è resa sempre più evidente una distinzione concettuale tra  l’approccio della Human Library, che accetta nel proprio catalogo solamente  storie relative a categorie sociali vittime di un pregiudizio o di uno stereotipo, e la Biblioteca vivente di Sconfinando. Il nostro progetto infatti ha da sempre promosso la valorizzazione di ogni storia di vita, nella convinzione che la ricchezza dell’esperienza umana non sia riducibile a categorizzazioni sociali predefinite.

L’impegno della nostra squadra di lavoro è sempre stato quello di accompagnare le persone interessate all’esperienza del racconto di sé, nel ri-trovare la propria storia da condividere. Una storia che potesse essere condivisa con una persona sconosciuta in uno spazio dialogico privato, e fosse a questo scopo curata per assumere una struttura chiara e significante.

A questo punto del nostro percorso, sentiamo l’esigenza di dar vita a un progetto autonomo, che risponda maggiormente alla nostra volontà di dar voce alle ricchezza e alla straordinaria varietà dell’esperienza umana e che offra rinnovati spazi di aggregazione e confronto tra persone anche al fuori dei luoghi convenzionali.

Bar, caffè, circoli, giardini e piazze potrebbero quindi essere attraversati da portatori di storie in cerca di un passaggio dai nostri viaggiatori in cerca di un passaggio. Quello che ci interessa è fare un pezzo di strada insieme, favorire momenti di condivisione di una storia personale che, nel momento in cui viene accolta, diventa oggetto di confronto, riflessione, emozione. Diventa strumento di una nuova socialità.

 

La proposta di Sconfinando mira alla promozione della condivisione e del senso di umanità intrinseco alla vita, in una azione che ci auguriamo possa contribuire a far sì che il racconto di sé e l’ascolto reciproco si mantengano, o tornino ad essere, una costante nella nostra vita di comunità, permettendoci di esplorare le potenzialità di una ritualità dell’esperienza.

 

Come funziona?